Maturità 2019: l’intervista di QuiFinanza al ministro Bussetti Quifinanza.it - 15/09/2019 22:28:58 - pc composition tool , serwer host , picture hosting websites , free unzip downloads , swiss web hosting

Maturità 2019: l’intervista di QuiFinanza al ministro Bussetti

“Notte di lacrime e preghiere”: nell’immaginario collettivo le ore che precedono il temuto esame di maturità, sono quelle in cui si cerca di riordinare le ultime idee e forze, facendo la guerra con paure, emozioni e insicurezze, che sono state – nel corso degli anni – oggetto di celebri film, libri e canzoni. Eppure, lucidità e impegno sono le due parole d’ordine che Marco Bussetti – ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – ripete agli studenti come i migliori ingredienti per affrontare questa prova. Il fatidico momento arriverà mercoledì 19 giugno, data della prima prova scritta: oltre 500mila ragazzi si troveranno quest’anno ad affrontare un esame di Stato molto diverso da quello a cui sono stati abituati i loro predecessori. E ciò – ovviamente – non fa che amplificare i dubbi e le paure. Per questo, abbiamo interpellato direttamente il Ministro Bussetti, che ci ha rilasciato questa lunga intervista esclusiva al fine di chiarire cosa cambia quest’anno con il nuovo esame di maturità. Buongiorno Ministro, è impossibile negare che questo nuovo esame di Stato stia creando parecchia confusione: visto che manca davvero poco, iniziamo rassicurando tutti, studenti e insegnanti? Nessuna confusione, ma normale disorientamento iniziale di fronte a una novità. La maturità è stata riformata da una legge approvata nel 2017, questo Governo l’ha ereditata. Abbiamo messo in campo importanti correttivi e un piano formativo e informativo per non lasciare le scuole e gli studenti da soli davanti a questo esame. Gli studenti troveranno prove e tracce alla loro portata, che daranno loro la possibilità di esprimersi al meglio. Hanno già potuto verificarlo in occasione delle simulazioni nazionali degli scorsi mesi. Ai maturandi dico – quindi – di prepararsi a questo momento senza ansia, in tranquillità. Di impegnarsi e studiare, certamente. Ma anche di godersela: il ricordo della maturità rimarrà impresso nella loro memoria. Garantire uniformità di criteri e di valutazione è uno degli obiettivi primari di questa ordinanza ministeriale: secondo lei, cosa c’era che non andava nel precedente ordinamento? Credo che rendere la valutazione più omogenea ed equa sia un atto di giustizia nei confronti degli studenti che con la maturità concludono definitivamente il percorso formativo scolastico. È vero che il voto non è un giudizio sulla persona, questo lo ribadisco tutte le volte che mi è possibile e vorrei fosse chiaro per i ragazzi. Ma l’esame di Stato è comunque un momento in cui i giovani dimostrano quello che hanno appreso: evitare condizioni di disparità penso sia dovuto. Se mi permette, però, l’obiettivo primario di questa nuova maturità è mettere al centro i ragazzi, ciò che hanno studiato, le esperienze che hanno fatto, le conoscenze e le competenze acquisite negli anni di studio. Molti dubbi – anche da parte dei docenti – sono stati sollevati sul sistema delle buste nella prova orale: visto che ogni commissione ne ha in media 25 da preparare per ogni classe, com’è possibile garantire effettivamente l’omogeneità e le pari opportunità di cui abbiamo parlato poco fa?    Nelle buste i ragazzi troveranno materiali, spunti, come un componimento poetico, la riproduzione di un quadro, un grafico, che sono stati oggetto di studio. Le commissioni, infatti, predisporranno i materiali di avvio del colloquio attenendosi a ciò che i maturandi hanno effettivamente svolto nel percorso formativo. La scelta delle buste è voluta per garantire anonimato ed equità: questo meccanismo dovrebbe rassicurare gli studenti, perché tutto ciò che si troveranno a fronteggiare è stato già approfondito e analizzato in classe. Zero sorprese, dunque. Mi pare che questo sia un meccanismo trasparente, che dia la possibilità di condurre il colloquio in maniera personale. E con serenità. Da cosa nasce invece l’idea di avere una “traccia mista” nella seconda prova, con latino/greco al classico e matematica/fisica allo scientifico? Come dicevo prima, la maturità è stata riformata da una legge del 2017, dal Governo precedente. I maturandi hanno comunque potuto misurarsi con la nuova seconda prova nelle simulazioni nazionali che ho voluto per loro. Nessuno le aveva mai fatte prima. È stato un modo per dimostrare che non c’è nulla che non possano gestire se hanno studiato – come sono sicuro che sia – e che non devono preoccuparsi per questo esame. Tutti i cellulari e i dispositivi con connessione ad internet sono ovviamente vietati, calcolatrici a parte. Secondo lei è possibile vigilare a pieno su questa norma, sapendo che oggi esistono addirittura degli orologi che si connettono alla rete e avendo chiaro che il gap tra gli studenti e i professori è sempre più ampio in materia di nuove tecnologie? Dobbiamo avere fiducia negli studenti. Conoscono bene queste limitazioni e sono certo che non metteranno a rischio la loro maturità cercando di eluderle. È meglio utilizzare il proprio tempo per ripassare una materia o un concetto che fatica a entrare in mente, piuttosto che architettare strategie per copiare. Guardiamo a questa prova non come a un “esame punitivo”, ma come a un momento di bilancio. Cambia l’esame di Stato, ma non i programmi scolastici: non sarebbe il caso di adeguarli all’attualità e alle esigenze degli studenti?   Sono un convinto sostenitore dell’autonomia scolastica: credo che le scuole abbiano il diritto di costruire percorsi in linea con le esigenze degli alunni e dei territori. Certo, le indicazioni ministeriali sui programmi scolastici sono fondamentali e non devono mancare. Ma occorre fare una precisazione: l’esame di Stato cambia tenendo conto del percorso formativo svolto dagli studenti. A nessun maturando verrà chiesto qualcosa che non è stato oggetto di studio. Questo deve essere chiaro. Un’altra delle preoccupazioni riguarda l’elaborato sull’Alternanza Scuola-Lavoro, che ha di fatto preso il posto della tesina: i professori sono tenuti a partire da questo argomento durante l’orale?  L’elaborato sui “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”, questo il nuovo nome che abbiamo dato all’Alternanza Scuola-Lavoro, non sostituisce la tesina. Rappresenta una delle modalità a disposizione dei ragazzi per cominciare a discutere dell’esperienza che hanno vissuto. Può essere un testo a supporto, per intenderci. Quali sono gli aspetti dell’esperienza da sottolineare maggiormente nel testo? Sta ai maturandi valutare ciò che è stato più significativo per loro, quello che hanno imparato e le competenze acquisite attraverso questa attività didattica. E, chiaramente, possono contare sul supporto e sulla guida dei loro insegnanti. Questo cambio conferisce ulteriore peso all’Alternanza Scuola-Lavoro, che non proprio in tutti i casi è stata così formativa per i ragazzi. È sicuro che non si possa fare nulla per migliorare questa esperienza e soprattutto vigilare di più sulle aziende? È vero il contrario: questo Governo ha ridimensionato l’eccessivo peso che era stato dato all’Alternanza Scuola-Lavoro nell’esame di Stato. Per esempio, eliminandolo dai requisiti di accesso alla Maturità. Si tratta di una delle tante esperienze formative che i ragazzi si trovano a fare nel corso degli studi, non può essere considerata “centrale”. È per questo che siamo intervenuti in tal senso con il Milleproroghe e, successivamente, abbiamo apportato importanti correttivi con la legge di bilancio, per garantire percorsi di alta qualità a tutti gli studenti. Parliamo adesso di competenze trasversali e orientamento che devono essere i fulcri di questa attività didattica alternativa. E abbiamo ridotto il numero di ore obbligatorie per assicurarci che le scuole non sacrifichino la qualità per inseguire l’obbligo di coprire il monte ore. Inoltre, sono in corso di definizione le nuove linee guida, per stabilire con maggiore chiarezza le responsabilità delle parti coinvolte e gli obiettivi delle esperienze. Come vede, ci siamo impegnati da subito per qualificare questa novità formativa: non vogliamo venga trasformata in una subdola forma di sfruttamento o di apprendistato occulto. Ormai siamo agli sgoccioli, una piccola curiosità: come ha trascorso il Ministro Bussetti la leggendaria “notte prima degli esami”? Con un po’ di apprensione, come tutti. È uno dei primi traguardi importanti per un adolescente. Lo è oggi ma lo era anche quando ho dovuto sostenere l’esame io. Ma adesso che sono trascorsi diversi anni dico ai ragazzi di non avere paura. Di mantenere la lucidità. Di impegnarsi e dare il massimo. Ma soprattutto di godersi il momento: quella leggendaria “notte prima degli esami”, come giustamente lei la chiama. Non è un caso che sia oggetto di film e canzoni celebri.

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