Gualtieri, AD di Tper: risultati e necessità di sostenibilità dell’azienda e intero settore TPL Quifinanza.it - 19/04/2019 18:42:16 - free floppy disk recovery software , anti trojen , windows virtual private server , nortons antivirus download free , dedicated server no steam

Gualtieri, AD di Tper: risultati e necessità di sostenibilità dell’azienda e intero settore TPL

(Teleborsa) – Giuseppina Gualtieri, classe1957, di Moglia, in provincia di Mantova, è Presidente dal 2012 e dal 2015 Amministratore Delegato di Tper (Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna), dal 29 maggio 2018 è anche Presidente della filiera Mobilità e Logistica di Confindustria Emilia per il quadriennio 2018-2022. Laureata in Scienze Politiche a indirizzo Politico Economico-Economia Industriale all’Università di Bologna, Giuseppina Gualtieri ha sviluppato la propria esperienza professionale (1982-2003) dapprima come ricercatrice, segretario del Comitato Scientifico e poi come Direttore Generale in Nomisma, società di studi e ricerche sui temi dell’economia reale e delle politiche pubbliche. È consigliere indipendente nei Cda di Unipol Gruppo Finanziario e membro del CdA di Seta, azienda di trasporto pubblico di Modena, e dell’Associazione AIL di Bologna. In passato ha ricoperto, tra le altre, le cariche di membro della Segreteria Tecnica del Ministro dell’Industria, Presidente e Direttore di Ervet e Presidente e Consigliere Delegato di Aeroporto G. Marconi di Bologna (dal 2007 al 2011). La Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna (Tper) è una società per azioni a totale partecipazione pubblica che gestisce il trasporto pubblico locale su gomma nelle province di Bologna, Ferrara e in minima parte nelle province di Modena e Ravenna, nonché quello su ferro sulle linee regionali dell’Emilia-Romagna affidate ai gestori dell’infrastruttura RFI e FER. L’azienda è nata il 1º febbraio 2012 dalla fusione della divisione trasporti di ATC, che ai tempi svolgeva l’attività nei bacini di Bologna e Ferrara, con la divisione Trasporti di Ferrovie Emilia Romagna (FER). Nell’ottobre dello stesso anno (2012), TPER ha acquisito una quota di quattro milioni di euro del capitale di Start Romagna alla quale ha ceduto il ramo autolinee di Rimini. Nel giugno 2012 era stata perfezionata da parte di TPER la cessione alla società Dinazzano Po del proprio ramo d’azienda del settore merci. Nei primi mesi del 2014, Tper è divenuta azionista di riferimento di SETA, azienda che eroga i servizi di trasporto pubblico locale su gomma nelle province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza. Al dicembre 2014, TPER detiene partecipazioni azionarie in 13 società, prevalentemente operanti nel settore dei trasporti di passeggeri e merci, di cui 7 controllate e 6 collegate. Presidente Gualtieri, di recente ha detto che il TPL ha bisogno di un quadro regolatorio chiaro e finanziamenti definiti. Quali sono gli interventi prioritari? “Sì, lo confermo: l’intero sistema del trasporto pubblico locale ha bisogno di un quadro regolatorio certo e sono altrettanto indispensabili risorse programmate e sistemi di finanziamento definiti in modo che sia possibile procedere con programmi di medio e lungo periodo. A prescindere dalla natura societaria, gli operatori del trasporto pubblico locale sono imprese. Da tempo sottolineo che in tutti i Paesi i sistemi regolatori vanno di pari passo con le scelte di politica industriale e gli obiettivi da raggiungere nei servizi da erogare.
Le norme sono strumenti che dovrebbero aiutare tutti ad avere regole chiare e comuni. Troppo spesso nel nostro Paese le norme finiscono per assumere vita propria e manca la cultura della misurazione dei risultati. Comunque, se stiamo alla situazione attuale, ritengo che le scelte e gli orientamenti di questi anni abbiano portato a definire il TPL come settore di servizi industrializzati alla pari di altre utilities. Se è questa la direzione che oggi trova conferma, ecco allora che le imprese devono poter esprimere capacità e risorse per operare in modo efficiente ed efficace e le politiche dovrebbero sostenere questo processo di industrializzazione. Anni fa si parlava di incentivi ad aggregazioni, di valorizzazione di best practices industriali. I temi sono tantissimi e ritengo che sia utile ripartire dagli obiettivi di migliorare il trasporto pubblico all’insegna della qualità dei servizi, dell’innovazione e della sostenibilità”. Il rinnovo del parco mezzi? “Vorrei infatti concentrarmi su un tema molto importante per tutti in questa fase: la necessità di investimenti appunto per rinnovare il materiale rotabile. Secondo dati recentissimi a livello nazionale, già richiamati nel nostro convegno nazionale di Asstra (Associazione nazionale che riunisce tutte le aziende di Trasporto Pubblico Locale, n.d.r.), occorrono investimenti nel rinnovo del parco autobus per ulteriori 500 milioni di euro oltre agli stanziamenti già previsti: risorse aggiuntive necessarie per annullare il gap che ancora penalizza l’Italia a livello europeo rispetto ai principali Paesi e per consentire di raggiungere obiettivi concreti di sostenibilità ambientale che sono sempre più urgenti. Il fabbisogno citato prevede un necessario cofinanziamento da parte delle imprese che, nelle stime fatte, è nell’ordine del 40%. Occorrerebbero dunque oltre 300 ulteriori milioni di euro di investimento da parte dei gestori. Non sono numeri impossibili e se si vuole che gli operatori siano in grado di reperire sul mercato le risorse necessarie occorre che siano soggetti solidi e ben attrezzati sul piano delle competenze”. E per quanto riguarda Tper? “Tper da questo punto di vista rappresenta un modello positivo proprio grazie alla chiara decisione dei soci pubblici di andare verso un modello industriale che, pur salvaguardando l’interesse dell’azionista pubblico, ha puntato decisamente ad un modello di azienda industriale non a controllo e con precise responsabilità in capo al consiglio di amministrazione, un’azienda che deve rispondere ad obiettivi sfidanti di qualificazione della mobilità dei territori in cui opera. In Italia siamo l’azienda che ha la minore incidenza di apporto pubblico sui ricavi totali e siamo riusciti ad operare sul mercato obbligazionario mettendo a valore la nostra solidità per effettuare importanti investimenti in autofinanziamento a favore, appunto, di un miglior trasporto pubblico”.
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A inizio anno il CdA di TPER ha deliberato una decisiva svolta verso la mobilità sostenibile con due gare per l’acquisto di 46 bus a metano liquido, vinte da Scania e Industria Italiana Autobus. Pensa che la strada alla mobilità sostenibile sia quella da seguire per le aziende di TPL di oggi? Quali saranno i vostri prossimi passi? “La mobilità sostenibile è la strada: l’unica percorribile per rendere il trasporto pubblico locale funzionale alla lotta globale agli inquinanti. Questa è una battaglia che può essere combattuta, e potenzialmente vinta, solamente con una strategia composita che tenga conto anche del fattore tempo: con progetti di breve, medio e lungo termine. In quest’ottica va letto il nostro costante impegno nell’ammodernamento della flotta che vede nuovi mezzi elettrici (a partire da filobus bimodali elettrici), mezzi ibridi e a metano. Strumenti e motorizzazioni diverse che si abbinano alle differenti esigenze dal trasporto urbano, suburbano ed extraurbano. In questo senso i 46 mezzi a metano liquido (Tper ha svolto la prima gara a livello europeo per questo tipo di motorizzazione) servono per i percorsi extraurbani a media percorrenza mentre i centri storici, in prospettiva, saranno appannaggio dell’elettrico. Il tutto cercando di programmare oggi acquisti che entreranno in servizio avanti nel tempo mentre già si disegna lo scenario di dopodomani e con grande attenzione all’innovazione tecnologica”. Altri progetti per il lungo periodo? “Oltre al TPL tradizionale, Tper da qualche mese ha lanciato un proprio car sharing, “Corrente”, ovviamente in prima linea sul fronte della sostenibilità in quanto gestito al 100% con auto elettriche. Tper si pone come soggetto del trasporto pubblico che si muove come operatore della mobilità sostenibile non solo in senso ambientale ma anche sociale ed economico. Ciò in piena sintonia con le politiche territoriali e le scelte degli enti locali che, ad esempio, a Bologna stanno progettando un futuro ancora più articolato anche attraverso la modalità tranviaria come asse portante. Sono questi gli obiettivi di sviluppo di lungo periodo di un’azienda che persegue la qualità del servizio e guarda al futuro, in una logica 2030, e che già dalla sua nascita ha messo in campo ogni azione per effettuare, nei tempi più rapidi possibili, investimenti con l’obiettivo di migliorare già nel breve periodo l’erogazione quotidiana del servizio e la sostenibilità in materia ambientale senza tralasciare nessuna opzione, compreso il biometano, magari a filiera corta o addirittura con progetti di economia circolare. Il nuovo piano industriale del nostro gruppo in fase di completamento sarà redatto prevedendo già strumenti di misurazione e quantificazione di obiettivi extra finanziari”. Un anno fa circa la presentazione dell’APP per l’acquisto tramite smartphone dei titoli di viaggio. Vogliamo fare un bilancio di questa iniziativa? “Da quando un anno fa abbiamo presentato Muver, la prima App per il mobile ticketing sviluppata su una piattaforma regionale, non siamo stati fermi e qualche settimana fa è stato presentato Roger, il suo “fratello maggiore”: un’ulteriore App che ha inglobato le funzioni della prima ed in più offre ulteriori opzioni. Le quattro aziende della mobilità della Regione Emilia-Romagna hanno scelto di affrontare in modo unitario ed integrato la sfida dei sistemi MAAS (mobility as a service). E’ questa infatti la nuova frontiera della mobilità sempre più integrata con l’obiettivo di mettere l’utente al centro, semplificandone l’accesso ai servizi. Roger rappresenta oggi la piattaforma su cui l’intera architettura dei sistemi MAAS, dei servizi integrati per la mobilità all’utenza comincia a prendere forma. I numeri ci danno da subito ragione: 56mila i biglietti comprati in dieci mesi attraverso Muver, oltre 8mila quelli dematerializzati in Roger in poco più di tre mesi. Roger è però molto di più di un applicativo per la sola vendita dei titoli di viaggio. Consente infatti di comprare biglietti e abbonamenti (presto anche abbonamenti annuali personali) e di trasformare il cellulare in un sostituto tecnologico del biglietto stesso o della tessera Mi Muovo a microchip. Con Roger si valida il biglietto direttamente usando il telefono a bordo vettura: Questa App è anche un assistente virtuale gratuito per la mobilità: con il suo sistema di navigazione è possibile infatti scegliere come spostarsi, integrando le varie forme di trasporto pubblico: in autobus fino alla stazione, poi in treno e all’arrivo ancora in autobus”. Aspetto importantissimo, ma spesso ignorato nei bilanci delle aziende di TPL, sono i livelli di soddisfazione dell’utenza. E di Tper si dice di una società dove i dipendenti sono felici… “La felicità è un concetto impegnativo su cui si potrebbe disquisire all’infinito! Diciamo che un’azienda solida che si impegna in modo trasparente nella crescita del proprio personale, che ha corrette relazioni sindacali e punta a condividere i risultati aziendali ritengo possa essere il primo motore di un volano virtuoso che fa aumentare la motivazione e la soddisfazione di chi vi opera. Uno studio indipendente qualche mese fa ha inserito Tper tra le 400 aziende dove si lavora meglio in Italia. Curiamo la formazione, abbiamo svolto assessment per un grande numero di figure professionali, nel contratto integrativo abbiamo introdotto una piattaforma di welfare, e, soprattutto, abbiamo impostato relazioni industriali sul piano del massimo dialogo e della correttezza. La gestione di 2500 dipendenti, che diventano oltre 2700 a livello di Gruppo industriale impegna risorse e attenzioni, per questo cerchiamo di migliorarci sempre”. Lei è alla guida dell’azienda sin dalla nascita, dalla fusione di ATC e FER. Sono stati raggiunti molti risultati ragguardevoli. C’è qualcosa che rifarebbe meglio? “Abbiamo festeggiato da poco il settimo compleanno. E devo dire che il più bel regalo sono stati i risultati che sono emersi. Aumento dei passeggeri e degli abbonati (+20% in 7 anni), investimenti (211 milioni di euro di cui 156 in autofinanziamento), in particolare su nuovi mezzi, sia per gomma che per il ferroviario (treni elettrici in sostituzione dei diesel), e lotta all’inquinamento (-15% di CO2). Il 1 febbraio 2012 ci erano stati posti obiettivi importanti per dare vita ad una nuova fase del trasporto pubblico regionale anche nel ruolo di società aggregatore del sistema. Dopo sette anni, anche con un certo anticipo sul piano industriale, possiamo dire che tutti i risultati raggiunti superano gli obiettivi posti; ora si apre una nuova fase che stiamo definendo con il nuovo piano industriale che consolida Tper nel suo ruolo di gruppo della mobilità. Ciò non significa che con l’esperienza di oggi non ci siano cose che farei in modo diverso, magari per poter arrivare agli stessi risultati con meno fatica. Complessivamente sono però orgogliosa di questa azienda”. Le donne nel settore dei trasporti rappresentano una decisa minoranza. Sono pochissime quelle che, come Lei, hanno raggiunto ruoli di rilievo. I tempi sono maturi per auspicare un cambio di passo? “In effetti il mondo dei trasporti ha una forte connotazione maschile, più per tradizione culturale che per motivi che ne giustifichino la prerogativa. Tengo però a precisare che nel nostro Paese il tema delle donne ai vertici delle aziende rimane un problema serio e il mondo maschile non è sempre pronto a lavorare con le donne alla pari. Per quel che mi riguarda mi considero una persona fortunata perché ho avuto opportunità non consuete crescendo da giovane in un ambiente familiare che mi ha sempre sostenuta nelle scelte. Non è un percorso facile, non lo è stato nelle mie precedenti esperienze lavorative e non lo è nemmeno in questo settore. Sono molti i motivi per cui le donne che ricoprono ruoli di vertice non sono tante quanto meriterebbero e non è certo finita la stagione delle conquiste verso l’effettiva parità di genere; lo dico per le tante giovani in gamba che dovranno farsi largo nel mondo del lavoro dovendo fare, purtroppo spesso, il 110% per ottenere 100. Ma tutto fa crescere e fortifica. Il consiglio che do alle donne è di non rinunciare mai a far leva sulle proprie competenze avendo fiducia in se stesse e non cedendo alla trappola del sentirsi inadeguate a un ruolo per motivi di tradizione o per pressioni esterne”.

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