Tfr, conviene lasciarlo in azienda o in un fondo pensione? Quifinanza.it - 25/06/2018 21:31:57 - recover deleted items from hard drive , fix a virus , generic.dxx virus , remove spy guard , anti spyware adware

Tfr, conviene lasciarlo in azienda o in un fondo pensione?

Quando si tratta di Tfr, la maggior parte dei lavoratori sceglie di mantenerlo in azienda e di non interessarsi a qualsiasi forma di investimento in fondi pensioni. Però non conviene. È stata pubblicara la Relazione della Commissione di vigilanza sulla previdenza (Covip), che descrive lo stato economico del Paese e si sofferma sui comportamenti in merito previdenziale attuti dagli italiani. Su 25 milioni di lavoratori, solamente 7,6 milioni hanno aderito ad un piano previdenziale integrativo. Per agevolare la scelta da parte dei lavoratori, sono stati introdotti numerosi incentivi fiscali come la possibilità di dedurre fino a 5.165 euro l’anno di reddito, una tassazione favorevole accordata in fase di erogazione a chi si iscrive al fondo e rendimenti di valore. Tuttavia i lavoratori italiani hanno scelto comunque di mantenere il trattamento di fine rapporto in azienda, nonostante gli interessi dimezzati in 10 anni. I rendimenti dei capitali investiti in forme di previdenza si aggirano sui 162,3 miliardi di euro, di cui 14 miliardi solo negli ultimi 12 mesi. Nonostante i bassi tassi di interesse, i rendimenti hanno ampiamente superato l’inflazione. I fondi di categoria nel 2017 hanno reso in media il 3,3% netto, mentre quelli aperti hanno reso il 3%, i Pip, o piani di investimento previdenziale il 2,8%. In più, i fondi di categoria hanno un costo di gestione contenuto, intorno allo 0,4%, i Pip hanno oneri sul 2,2%, mentre i fondi aperti arrivano all’1,3%. Stando quindi all’analisi dei dati, sembra che i lavoratori farebbero meglio a scegliere di portare il salario differito, come è il Tfr, su fondi, soprattutto quelli di categoria, visti i costi e i rendimenti. In più questo tipo di contratti prevede anche un contributo aggiuntivo di circa l’1% per chi aderisce e contribuisce con almeno l’1% della propria retribuzione lorda. Non funzionano però nemmeno l’incentivo datoriale o lo sconto fiscale. Negli ultimi 12 mesi sono aumentate le iscrizioni, ma è anche aumentato il numero di persone che non versa più: sono il 23,5%, più di 1,8 milioni, gli iscritti alla previdenza complementare che non hanno effettuato versamenti nel 2017. Ciò significa che i lavoratori italiani hanno difficoltà a rinunciare a 50/100 euro in busta paga. Tanto che il presidente della Covip, Mario Padula, ha chiesto al Parlamento di rivedere la posssibilità di “riportare ad anni d’imposta successivi i benefici che sono stati utilizzati”. L’opzione potrebbe rivelarsi vantaggiosa per i giovani e per coloro che sono vicini all’età pensionabile.

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