Come funzionano i sussidi che fanno volare le compagnie low cost in Italia Quifinanza.it - 22/07/2018 22:21:58 - fix computer slow , ms registry clean , e mail server , sports web hosting , adware.toolbar.888bar

Come funzionano i sussidi che fanno volare le compagnie low cost in Italia

È di pochi giorni fa la notizia della riapertura il 1 giugno dell’aeroporto di Crotone, grazie ai voli low cost di Ryanair da Pisa e Bergamo. Crotone però non è l’unico scalo italiano piccolo, che per sopravvivere (o riaprire) offre alle compagnie low cost generosi contributi pubblici che ne permettono il funzionamento. Da Bari con WizzAir, a Brindisi, Trapani, Alghero, Ancora, Ciampino, Bergamo con Ryanair. Riuscire a far quadrare i conti e a raggiungere gli utenti necessari per far rimanere aperto uno scalo non è semplice. Ecco che si scopre che alle compagnie aeree low cost vengono concessi sotto forma di incentivi circa cento milioni all’anno. Una cifra tutt’altro che irrisoria. Spesso queste operazioni vengono scelte dagli aeroporti gestiti da società partecipate dagli enti locali. Troppo spesso però queste sovvenzioni non portano a bilanci positivi e trasformano il supporto del denaro pubblico in uno spreco di soldi. Molti di questi scali sfruttano agevolazioni e sconti sul prezzo dei servizi che pagano a Ryanair o ad altre compagnie per deviare artificialmente qualche rotta di traffico verso le loro piste. Le regole sono chiare: le compagnie low cost impongono la loro legge, quella del più conveniente. In cambio, tengono in mano il destino di numerosissimi territori, che altrimenti sarebbero perduti, isolati e privi di risorse. Se le compagnie decidono di volare su uno scalo, hanno la possibilità di portare lavoro e turismo. Se terminano un contratto al contrario, lasciano dietro di sè solo un luogo inutilizzato. È così che agli azionisti delle società di gestione spetta solamente una scelta, per non rischiare di chiudere tutto: mettere sul tavolo molti soldi. Il cosiddetto doping dei sussidi spesso è nascosto nei bilanci dei diversi gestori. In alcuni casi è segnato come marketing pubblicitario, in altri viene evidenziato come costo per lo sviluppo di nuove rotte o come spese per valorizzare il turismo locale. In ogni caso quasi tutti i piccoli aeroporti hanno ormai legato i loro destino a quello delle low cost e Crotone ne è l’esempio. Ryanair permetterà al piccolo aeroporto della città calabrese di riprendere vita e lo farà almeno fino a ottobre: fino a questo mese infatti ci saranno i collegamenti targati Ryanair con Pisa e Orio al Serio. Poi è un’incertezza. Era dal 2016 che lo scalo non aveva più voli di linea e anche se molto è cambiato il rischio di una nuova chiusura è più che mai presente. Anche oggi infatti per portare Ryanair a Crotone, c’è voluto più di mezzo milione di euro di fondi pubblici. In più, i Comuni della provincia dovranno partecipare, pagando circa 40 mila euro al mese necessari al funzionamento dell’aeroporto: insomma, la sostenibilità dello scalo è tutta da verificare. Crotone, così come molte altre città dagli scali piccoli, soffre una mancanza di infrastrutture funzionanti, che rende ancora più difficile lo sviluppo del terminal. La ferrovia attende l’elettrificazione, i treni veloci sono solo un ricordo e la statale 106 è solamente una stretta lingua d’asfalto, condivisa da Tir, autobus, trattori e biciclette, tra un paese e l’altro.

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