Cos’è la social currency: la forza del brand nelle community online e offline Quifinanza.it - 19/12/2018 10:53:32 - registry computerdescriptions , coldfusion reseller hosting , download personal antispy , planet dedicated servers , fix regestry

Cos’è la social currency: la forza del brand nelle community online e offline

Sempre più spesso sentiamo parlare, in tv come sui giornali, di social currency. Ma cosa significa, esattamente? Per “social currency” si intende l’insieme delle risorse, reali e potenziali, derivanti dalla presenza nei social newtork e nelle community digitali e fisiche. Il termine è stato coniato nel 2009 dalla società di consulenza Vivaldi ed è così raccontato dal suo CEO, Erich Joachimsthaler: «abbiamo individuato un termine che “misurasse” quanto le persone, nella loro vita reale e digitale, a casa come al lavoro oppure sul web, parlino di una determinata marca. Siamo sempre stati convinti che, il desiderio di condivisione delle sue opinioni da parte di un utente, sia un potenziale enorme per i brand». É un concetto, quello di social currency, che affonda le sue radici nella teoria del capitale sociale formulata da Pierre Bourdieu. Ed è un concetto da cui le aziende non possono più prescindere: dalla social currency (in italiano, “valuta sociale”), un brand può ricavare un valore che vada oltre le tradizionali campagne promozionali. Sono infatti sei le principali tipologie di comportamento che questo termine raggruppa: conversazioni, affiliazioni, condivisioni di informazioni, forme di supporto, sentimenti identitari e percezioni di utilità. Ecco quindi che, la social currency, è oggi un nuovo modo di fare (e di farsi) pubblicità. Ed è tra i più efficaci, se non il più efficace in assoluto. Ma è anche la definizione della forza di una brand. Del resto, ormai quasi tutte le aziende investono sui social media, alcune anche con grande successo. Ci sono marchi che sono diventati il simbolo di una determinata fetta di mercato (basti pensare a GoPro nel settore delle action camera, oppure Red Bull, o ancora Burberry). Ed è proprio dai social media che arriva gran parte delle loro vendite e dei loro guadagni: studi dimostrano che, dalle conversazioni e gli scambi di opinioni che avvengono online, un marchio possa ricavare il 13% dei suoi guadagni (percentuale che sale al 20 per i prodotti di fascia medio alta). Sono infatti i social media, a fare di un prodotto un prodotto mainstream grazie al lavoro di blogger, influencer ed esperti. Perché è qui che si svolge quello che è una sorta di passaparola 2.0. Ma molto più efficace.

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