La marijuana al microscopio: conversazione con la Cannabis Research Initiative della UCLA Aduc.it - 19/07/2018 13:49:39 - debian vps , benevento juve stabia 1-1 , natural selection dedicated server , adult web hosting services , make my computer faster for free

La marijuana al microscopio: conversazione con la Cannabis Research Initiative della UCLA

 La marijuana e’ un farmaco? Crea dipendenza? E’ causa di incidenti stradali? Puo’ bloccare l’epidemia di oppioidi? Uccide i miei spermatozoi e mi fara’ crescere il seno? Per rispondere a queste domande, l''Università della California di Los Angeles ha istituito la Cannabis Research Initiative (UCLA-CRI), un programma multidisciplinare condotto interamente da ricercatori medici e accademici. La loro ricerca servira’ a far comprendere i ruoli della cannabis in psichiatria, neurologia, malattie infettive, ematologia, cancro e scienze comportamentali. Dato che ora la cannabis e’ legale in moti Stati americani, i ricercatori, i responsabili delle politiche e i professionisti della medicina si stanno chiedendo cosa succederà in futuro. Fortunatamente, siccome lo cannabis non e’ piu’ messa all’indice, e’ diventato più facile lo studio universitario di questa sostanza e dei suoi effetti sulla societa’ in senso ampio. Per scoprire come sta andando questo progetto, la rivista MERRY JANE ha chiamato il dott. Tim Fong, che fa parte del comitato esecutivo di UCLA-CRI insieme a Drs. Jeff Chen e Peter Whybrow e il professor Christopher Evans. Fong è uno psichiatra clinico con una specialità nelle dipendenze. Dal 2002 fa parte del Dipartimento di Psichiatria dell''UCLA e attualmente è direttore della Clinica per le tossicodipendenze dell''UCLA e co-direttore del Programma di studi sul gioco d''azzardo sempre della UCLA. D. Puoi iniziare fornendoci un po'' di informazioni sulla Cannabis Research Initiative della UCLA? R. Da quando la legalizzazione è stata approvata qui l''anno scorso, è diventato molto piu’ semplice per noi del Dipartimento di Medicina Psichiatrica, che’ avevamo bisogno di un vero approccio scientifico per capire la cannabis. Abbiamo visto cosa è successo in Colorado e in altri Stati in cui e’ legale, e ci siamo resi conto che dovevamo centralizzare il nostro lavoro presso l''UCLA per poi informare chi ci segue fuori e dentro l’Universita’. La nostra missione è usare la scienza per comprendere l''impatto della cannabis sul corpo, sul cervello e sulla mente. La mia specialità è sulle dipendenze. Non solo su come impedire che l''uso di cannabis diventi una dipendenza, ma anche come trattare i pazienti che sono già stati colpiti da questa dipendenza, per sviluppare trattamenti più efficaci e far fronte alla sospensione del consumo di cannabis o alla psicosi indotta dalla sostanza stessa.. Per me, come psichiatra, questo è quello che vedo a livello clinico. Come genitore, invece, sto vedendo un grosso problema nella nostra città. Mi sono reso conto molto bene, che dobbiamo affrontare questo problema invece che reagire alle crisi non appena emergono. D. La dipendenza da cannabis è un argomento molto controverso nella comunità della cannabis stessa. Molti sostenitori e attivisti dicono che è un mito. Sta dicendo che è sicuramente una sostanza che crea dipendenza, ma dalla sua esperienza professionale, quanto è reale? R. La scienza è chiara in merito. Abbiamo un grande database di tutto il mondo che mostra che quando inizi a fumare cannabis c''è all''incirca il 9% di probabilità che diventi dipendente. Quando bevi alcolici o inizi a fumare sigarette o inizi a usare la cocaina, la possibilità aumenta leggermente. Ma il 9 percento non è zero. Sappiamo anche che, se inizi a fumare cannabis prima dei 21 anni, questa possibilità è più alta, nell''ordine del 20 percento. Come so che è coinvolgente quando i pazienti vengono e mi raccontano le loro storie, e individuiamo dove la loro vita ha iniziato ad essere danneggiata, o quando si sono bloccati nello sviluppo, o hanno problemi fisici, o hanno difficoltà nella quotidanita’, sviluppando un sacco di angoscie. Spesso si inizia specificamente con l''uso di cannabis. D. Cosa direbbe ai sostenitori della cannabis che dicono che è solo una pianta? R. È un''idea affascinante, ma mi da’ semplicemente molto da pensare. La cocaina è una pianta, l''oppio è una pianta, l''alcol proviene da una pianta, la nicotina proviene da una pianta - tutte queste cose hanno dimostrato, chiaramente e scientificamente, di creare dipendenza. È la stessa cosa con la cannabis: è una pianta. I dati neurobiologici mostrano che colpisce le stesse esatte regioni cerebrali di molte altre sostanze che creano dipendenza. Ma ci sono anche le storie umane. Sono le persone che entrano nei nostri uffici, nei pronto soccorso e negli ospedali, ed è molto chiaro: hanno le stesse condizioni di dipendenza che qualcuno ha con l''alcol o la cocaina. Stanno vivendo gli stessi sintomi di impulsi e voglie e l''incapacità di fermarsi, tolleranza, ritiro, e le loro vite sono comunque danneggiate. D. Tuttavia, come ha gia’ fatto notare, questa potenzialita’ di dipendenza non vale per la maggior parte delle persone? R. Ho un motto molto semplice: se l''uso di cannabis migliora la tua vita, se ti porta più gioia, più opportunità e più divertimento, allora non è una dipendenza. Ma se l''uso ripetuto della cannabis continua a causare danni al tuo corpo, al tuo cervello, alla tua mente, alla tua famiglia o alla società, allora non è un hobby divertente. È chiaramente qualcos''altro. Quando analizziamo le indagini nazionali, stimiamo che il 6-8% dell''intero Paese possa avere un rapporto dannoso o che abbia dipendenza con la cannabis. Potrebbe sembrare un numero basso - ed è inferiore a quello del tabacco o dell''alcool - ma è certamente molto più alto di cocaina, oppiacei o eroina, e penso che sia la vera parte scioccante della ...

Leggi l'articolo Completo su Aduc.it

Leggi l'articolo Completo su Aduc.it

Aticoli Correlati